Archive for septiembre, 2013

Alba Dorata: intervista shock a un ex-membro [ITA-ENG]

jueves, septiembre 26th, 2013

 

http://atenecalling.org/alba-dorata-intervista-shock-a-un-ex-membro-ita-eng/

L’uomo rivela come vengono organizzati gli agguati, i luoghi in cui le armi dei neonazisti “spariscono”, ma soprattutto cosa è successo la notte in cui Pavlos Fyssas è stato ucciso. Riferisce nomi e dettagli sul modus operandi degli squadroni di assalto di Alba Dorata a Nikea.

Nella sua confessione dichiara che l’assassino di Pavlos Fyssas è il luogotenente dello squadrone e che il trentaquattrenne era stato preso di mira per la sua attività di antifascista.

L’ex membro di Alba Dorata.ha fatto parte del gruppo di Nikea per circa un anno e mezzo in cui ha visto molte cose e vissuto vicino a membri del settore locale dell’organizzazione, il cui “capo” era l’assassino di Pavlos Fyssas

Come ha dichiarato a un quotidiano:

“Lo squadrone di assalto di Nikea era guidato da Giorgio Patelis e sotto la direzione del deputato I. Lagos, si basa su una gerarchia, una struttura e un’organizzazione che si può trovare solo in gruppi criminali paramilitari. La base delle operazioni è il quartiere generale dove si costituiscono le squadre per gli agguati contro i migranti e per altre azioni. All’interno della sede centrale sono conservate mazze, coltelli e manganelli che “scompaiono” quando sta per arrivare un controllo della polizia.

Il nostro referente a Nikea era Patelis, Patelis riferiva a Lagos e da quel momento si poteva avere l’ok del leader. Se il leader dava l’ok scendevamo nelle strade, per fare scritte sui muri o per aggredire i pakistani. Il capo di Nikea, Patelis, aveva costruito un gruppo ristretto in cui solo i palestrati, i suoi ragazzi, potevano entrare” – continua rivelando come l’assassino di Pavlos fosse nel consiglio dei cinque membri di Nicea – “Patelis inserisce solo uno dei suoi nel gruppo. Roupakias entrò senza nessuna elezione, senza niente”.

Una rivelazione che conferma tutto ciò che era stato confessato finora dall’assassino, che può negare di essere un membro dell’organizzazione, ma che in realtà è perfino in possesso della tessera del partito, come l’ex membro di Alba Dorata sostiene. “Quando dovevamo, nascondevamo le armi nell’auto di G. Patelis e anche nella casa della madre”.

L’Organizzazione Locale di Nikea

Per entrare nello squadrone d’assalto di Nikea bisognava essere della cricca di G. Patelis e dare prova di cosa si era capaci di fare. I. Lagos ha la responsabilità delle organizzazioni locali della regione, in particolar modo di Nikea.

L’informatore anonimo continua con delle dichiarazioni che potrebbero scioccare: “Quando entravi nel nucleo ristretto, ti consegnavano un libretto personale dove venivano registrate le tue prestazioni. A quante azioni hai preso parte, quanti pakistani hai pestato, quanto tempo hai trascorso nelle assemblee della sede centrale…”.

Tra i membri della sezione locale di Nikea c’erano anche dei minorenni, studenti medi che erano stati reclutati per unirsi al partito da studenti più anziani all’interno delle scuole. “Centauri” è il nome dei membri più giovani dell’organizzazione (n.d.t.: “centauri” era anche il nome del partito di governo Nuova Democrazia, vecchio gruppo squadrista che era capitanato, tra gli altri, dal cugino del leader di Alba Dorata Michaloliakos. Il gruppo era stato creato per attaccare le mobilitazione studentesche durante gli anni ‘80. E’ noto che l’attuale primo ministro era a capo del gruppo di Kalamata).

A volte, la squadraccia locale diventava incontrollabile. Era super-risaputo: tutti volevano entrare nel partito. G:P. ha deciso quindi di costituire un gruppo aperto e uno ristretto. Nel nucleo ristretto erano accettati solo pompati e palestrati. L’usanza principale era prendere pillole e diventare palestrati, dice l’ex membro di Alba Dorata.

Secondo il testimone, il gruppo di assalto di NiKea si era mosso dappertutto. Erano presenti durante gli scontri fuori dal centro di detenzione per migranti di Corinto. Tra di loro, c’erano tra di loro anche dei minori.

“Nel gruppo dei cinque membri di Nikea, G. P. considerava solo la sua cerchia ristretta. Questo gruppo prendeva tutte le decisioni. Apparentemente così era scritto nello statuto della sede centrale e loro tenevano i documenti dell’archivio”, spiega il testimone.

Secondo quello che afferma l’ex membro, almeno 30 persone sono state accettate nell’organizzazione dopo aver aggredito come prova migranti o avversari politici.

Il testimone afferma che l’organizzazione non utilizzava solo palestrati “con i muscoli gonfi”, come lui steso li definisce, ma anche hacker per compiere attacchi tramite facebook. La prestazione di ciascun membro veniva annotata su un libretto speciale.

Come ricorda l’uomo, la squadra di Nikea possiede una propria divisa: pantaloni militari bianchi e neri e camicia nera; una serie di vestiti che compravano in un negozio speciale che si trova vicino alla stazione locale di polizia e che faceva uno sconto ai membri di Alba Dorata.

La polizia copriva loro le spalle

L’ex membro di A. D. sostiene che tutti i controlli di polizia sono “truccati” dal momento che un ufficiale di polizia del comando di Nikea è lui stesso un membro di Alba Dorata e fornisce informazioni al gruppo centrale, così come gestisce le azioni di “pulizia” se capita che qualcuno accidentalmente viene colto in flagranza di reato.

Perché Fyssas?

Sull’omicidio di Pavlos Fyssas che ha scioccato la Grecia, ha rivelato:

“Io so che l’avevano preso di mira perché scriveva canzone antifasciste. Aveva composto anche qualche testo contro Alba Dorata. Questo è un gesto coraggioso, secondo me. Tutti dovrebbero scrivere ciò che vogliono. Ma non è un motivo per uccidere. Ma lui era un antifascista e parlava di questo nelle sue canzoni e loro lo sapevano”.

L’ex membro del gruppo ha fatto delle rivelazioni anche rispetto alla telefonata fatta al killer dai membri di Alba Dorata che si trovavano nel bar dove stava la vittima.

In base alla struttura organizzativa, a chi avrebbero dovuto telefonare?

“Patelis, tutti hanno il numero di telefono di Patelis e chiunque doveva chiamare lui o qualcuno che lo avrebbe informato in seguito. Patelis riferiva a Lagos e Lagos a Michaloliakos. Fino a quando ho fatto parte dell’organizzazione locale di Nikea, le cose funzionavano in questo modo”.

Come si diventa membri?

 “Devi pagare 20 euro, mostrare una carta d’identità greca e registrarti. La tessera di adesione ha il tuo nome, quello dell’organizzazione e il numero d’iscrizione. Invece per entrare nel vivo del gruppo bisogna avere del fegato per riuscire ad accettare tutte le cose che ti chiedono. Tu sei uno zero. Sai come funziona? Ti fanno cadere a terra e ti salgono addosso schiacciandoti e poi iniziano a picchiarti nelle costole davanti a tutti. Tu non sei niente e devi fare quel che dicono. Non puoi avere delle tue opinioni. Tu prendi ordini, questo è tutto!”.

Il commercio illegale di Alba Dorata

Aggredivano esclusivamente i migranti?

“Aggredivano soprattutto pakistani, ma erano azioni mirate più che altro alla loro immagine pubblica. Io non posso accettare la loro logica: prima picchiano i pakistani e poi gli vendono protezione. Con qualsiasi pakistano tu parli a Nikea, ride quando sente Alba Dorata. Alba Dorata vende protezione ai pakistani. L’organizzazione locale prende i vestiti che la gente comune dona per aiutare i bisognosi e li dà ai pakistani per i mercatini che li vendono nei loro banchetti e pagano la loro parte ad Alba Dorata”.

Quello che stai raccontando è conosciuto dall’onorevole Lagos?

“Tutto ciò che accade è sotto la sua sorveglianza. Lagos conosce tutto, Qualsiasi cosa noi diciamo, qualsiasi cosa succeda Lagos ne è conoscenza. I militanti che parlano di queste cose fuori dal gruppo vengono picchiati. E loro avevano prove e dettagli su tutto questo, ma venivano picchiati ed espulsi”.

Chi c’era a Perama durante l’attacco contro i membri del partito comunista?

“Le stesse persone dell’omicidio. La squadraccia di Nikea. Ho saputo queste cose da un testimone che era presente entrambe le volte. E parlo di tutte le 150 persone che compongono l’organizzazione locale di Nikea”.

Tra le altre cose, il testimone rivela che si erano mobilitati anche dei minori per gli assalti squadristi.

“Negli scontri al campo di Corinto, partirono da Nikea per andare a Corinto e c’erano con loro anche dei minori”. Il responsabile dell’operazione si era messo dietro e faceva semplicemente foro, fregandosene dei ragazzini che aveva mandato in prima linea.

Fonte: athens.indymedia

Traduzione di Atene Calling

—————————————————————————————————————————————————-

He reveals how they organize their assaults, where do their arms “disappear”, but also what may have happened the night Pavlos Fyssas was murdered. He gives names and details on the modus operandi of the assault squads of Golden Dawn in Nikea.

He states that the -by his own confession- murder of Pavlos Fyssas was the lieutenant of the squad and that the 34 year old was targeted due to his antifascist activity.

The former G.D. member was in the Golden Dawn nucleus of Nikea for about one year and a half, where he saw much and lived near the persons of the local sector of the organization, whose lieutenant was the murderer of the 34 year old Pavlos Fyssas.

As he stated in a daily newspaper:

The assault squad of the local sector of Nikea, was under the guidance of Giorgos Patelis and the under the leadership of the MP I. Lagos, it has the hierarchy, the structure and the organization that one can find only in paramilitary criminal groups. The base of operations is the headquarters, where commands are given for assaults against immigrants and for other actions. There are kept there bats, daggers, and folding battons, that are “disappeared” when a police control is imminent.

“In Nikea we refered to Patelis, Patelis to Lagos and from then we would be given the Ok by the leader. If the leader gave the Ok, we took the streets, either to spraypaint on walls, or to attack Pakistanis. The head of Nikea, Patelis, had made a closed nucleus, where only the gym-buff, his own guys, could enter” he goes on, to reveal how the murderer of Pavlos was in the five-member council of Nikea. “Patelis puts there only ones of his own. Roupakias got there without any elections, nothing” the former G.D. member says.

A revelation that confirms everything that was revealed up to now for the Golden Dawn murderer, who may deny being a member of the organization but he even possesses his own party ID, as the former member of Golden Dawn says. “Inside the car of G. Patelis, and also in his mother’s house we were hiding our arms, when we had to”, he states.

The local organization of Nikea.

To join the assault squads of Nikea, one must beling to the clique of G. Patelis, and also to have proven what he’s worth. I. Lagos has the responsibility for the local organizations of the region and especially Nikea.

The unnamed informant goes on with issues that may shock: “When you join the closed nucleus, they issue you a personal booklet where they register your performance. How many events you attended, how many Pakistanis have you beaten up, how many times have you attended the headquarters gatherings…”

Minors are also included in the members of the local sector of Nikea, high school students, that are recruited by older students from inside the school to join the party. “Centaurs” is the name of the youngest generation of members of the organization (translator’s note: centaurs was also the name of the governing’s party New Democracy old assault groups that were headed among others by the cousin of Golden Dawn’s leader Michaloliakos, formed to attack students mobilizations during the ’80es. It has also been reported that the current prime minister was a head of their local sector in Kalamata).

“The local sector got incontrollable at some time. It was hype, everyone wanted to enter the party. G. P. then decided to start an open and a closed nucleus. In the closed nucleus, only swolen, buff guys would be accepted. His own folk, taking pills and becoming buff” the former G.D. member says.

The assault squads of Nikea, according to the testimony, have travelled everywhere. In the clashes outside the immigrants concentration camp in Corinth, they were there, having also minors amongst them.

In the five-member council of Nikea, G.P. puts only his own folk. This council takes every decision. Supposedly this is written in the statutes of the headquarters and they hold the archive files”, the witness explains.

According to what the former member claims, at least 30 persons have been tested and proven their submission to the organization, by attacking immigrants and political adversaries.

He mentions though, that the organization does not utilize only buff guys “with swollen muscles” as he says, but even hackers to perform attacks using facebook. The performance of every member is recorded in a special booklet.

As he mentions, the assault squad of Nikea has its own signs: black and white military style pants and black blouse, a set of clothes they shop from a special store found next to the local police station, that makes a discount for Golden Dawn members.

The police got their backs

The former G.D. member claims that all police checks are “rigged”, since a police officer of Nikea police station is a G.D. member himself and provide the nucleus with information, while he manages to “clean up” for anyone if he happens to be accidentally caught red-handed.

Why Fyssas?

Regarding the murder of Pavlos Fyssas that shocked Greece, he is revealing:

“I know they had targeted him because he wrote antifascist songs. He even had some lyrics swearing at Golden Dawn. That’s brave of him, for me. Anyone should write whatever he wants. It shouldn’t arm your hand. But he was an antifascist and he sung about it and they knew it.”

Indeed, the former member goes on to a revelation about the phonecalls made by the Golden Dawn members who were inside the cafeteria where the victim was, and called the killer.

Who would they called by hierarchy?

“Patelis. Everyone has the phone number of Patelis, and whoever call would call him or someone that would inform him. Patelis refers to Lagos. And Lagos to Michaloliakos. As long as I was a part of Nikea’s local organization, this is how we were told it works.”

How does one become a member?

“You need to pay 20 euro, to show a Greek ID and register. The membership card has on it the name of your organization and the membership number.”

“The get into the hard core you need to have the stomach for it. To be able to accept everything they ask. You ‘re a zero. You know how it is, to order you to drop down and give them bends, and then start kicking you in the ribs in front of everyone? You ‘re nothing and what they say, you must do. You have no opinion of your own. You take orders, that’s all!”

They assaulted mainly immigrants? G.D.’s own illegal commerce.

“The did assault the Pakistanis but that was all about their public image. I cannot accept their logic, firstly they hit the Pakistanis, and then they sell them “protection”. Whomever Pakistani you ask in Nikea laughts when he hears Golden Dawn. The Golden Dawn of Nikea sells protection to the Pakistanis.

The local organization takes the clothes that are donated by common people to help the needy, and they give them to Pakistanis in the street market, who sell them on their benches and pay the Golden Dawn their part.

What you describe here is known to MP I. Lagos?

“Everything happens under his surveillance. Lagos knows about everything. Whatever we said, whatever happened, Lagos knew it. Other militants that talked about these things outside the core were beaten. And they had evidence and details about all these, but they were beaten and erased.”

In Perama, during the attack against the communist party members, who were there?

“The same persons with the murder. The Nikea sector. And I know it from witnesses that went in both scenes. And I speak for all the 150 persons that left the local organization of Nikea.” Among other things, the witness reveals that minors are also mobilized in the assault squads.

“In the clashes in Corinth at the camp, they had departed from Nikea to go to Corinth and they also had a minor with them” he says. “The responsible for the operation had set back and merely took pictures, he didn’t care for the children he sent in the frontline.

Translation from Occupy All Streets

Source alterthess

Guatemala.- A propósito de la independencia: las cosas que no cambian.

miércoles, septiembre 18th, 2013

http://cmiguate.org/a-proposito-de-la-independencia-las-cosas-que-no-cambian/

Ana G. Aupi

Este mes, como todos los septiembres, los símbolos patrios son pulidos y desempolvados, y condecoran cual insignias la única patria que Guatemala reconoce.

Patria viene del concepto “tierra del padre”, de sus propiedades. Y es así, como esta semana hace gala Guatemala definiendo quiénes son los padres de la patria, cuáles sus hijos[1] legítimos y cuáles los bastardos. Y por consiguiente, cuáles son las propiedades y quiénes los propietarios, es decir, los patriarcas.

El pasado martes 10 de septiembre, Alfred Kalschmit hacía gala en su columna de Prensa Libre, de lo que él denominó su “etnos”, en referencia al grupo al que pertenece, y mencionaba ”eso de ya no querer ser guatemaltecos, de reclamar derechos de territorio y leyes propias suena a país dividido”.

Refiriéndose a las denuncias que defensores y defensoras de derechos humanos interpusieron contra la Fundación contra el Terrorismo por las publicaciones difundidas este año, las cuales -cabe decir- han tenido una sanción moral del Procurador de Derechos Humanos de Guatemala por incitar al odio y a la confrontación social.

Añadía “aquí nadie vino primero a estas tierras de volcanes y bosques ya casi agotados y en la cuales algunos se abrogan ser sus descendientes y reclaman derechos patrimoniales de sus bienes raíces”.

Resulta paradójico que A.K. bajo la argumentación del rigor histórico, pueda sacudirle tantos siglos a la historia de Guatemala.

Con poco menos de 200 años, el Estado de Guatemala y su jurisdicción, parece para dicho columnista indiscutibles al igual que para el grupo y grupos, que pertenecen a su “etnos”, efectivamente hay cosas que no cambian.

Ojo señor A.K.: la independencia criolla de 1821 no es el inicio de la historia, y por supuesto, la caída del muro de Berlín en 1989 tampoco es el fin de la historia.

Pareciera que el mito fundacional de su “etnos” desciende del barco o de un Acta de independencia que firmaron un puñado de hombres blancos y adinerados encerrados en su castillito. Efectivamente hay cosas que no cambian.

Este Estado, esta Nación, que se viste de gala bajo el discurso de la libertad, establece quiénes son dueños de la historia y del territorio, y quiénes no lo son.

Y luego como si se tratara de Maquiavelo, justifican las consecuencias de dicho saqueo, como falta de actitud ante del desarrollo. En palabras del vecino de columna de Kalschmitt, José Raúl González, “el primer rasgo de esa mentalidad empobrecedora es pensar que tenemos derecho al desarrollo”.

EN BUSCA DEL ORO: HAY COSAS QUE NO CAMBIAN

Las pequeñas diferencias de ese “etnos” colonizador es el avance tecnológico que les permite saquear el oro que hace 500 años no pudieron, explotar petróleo, privatizar las cuencas hidrológicas, hacer que la tierra cultivable produzca combustible para alimentar a las maquinas, en vez de producir granos, frutas y verduras para alimentar a miles de familias desnutridas, etc.

Los saqueos que el territorio y los pueblos han tenido desde hace ya 500 años en esta tierra de árboles y volcanes, fueron impulsados en gran medida por la búsqueda de las riquezas naturales y de mano de obra barata para el recién naciente sistema capitalista.

La búsqueda del oro fue una de las motivaciones de la invasión española, aunque fue la explotación y exportación agrícola las que configuraron el Estado de Guatemala, como hoy lo conocemos.

En la actualidad, el oro (y otros metales) y lo conocido como oro negro (petróleo), siguen siendo un motivo para que empresas extranjeras con subsidiarias nacionales y con todo el respaldo del Estado, hagan la misma operación violenta de imponer un modelo económico basado en la búsqueda de riquezas de este territorio.

Concretamente el petróleo figura como un eje dominante dentro de la economía guatemalteca, siendo el cuarto producto de exportación en el país.

Las ahora conocidas como industrias extractivas, son una de las prioridades del gobierno actual, en el caso del petróleo concretamente, forma parte del tercer eje fundamental de la política energética, el cual plantea fundamentalmente la reconversión de la producción de la energía para aumentar la producción de petróleo para exportación.

Y en el caso de la minería, es también una prioridad, dado que la modificación de la ley que la rige se sitúa en el área del sector energético como parte de las acciones claves de la Agenda Nacional de Competitividad 2012- 2021.

Esto significa que el gobierno va darle prioridad a los proyectos mineros y petrolero, y por tanto, va a ejecutar los proyectos necesarios para que estos se lleven a cabo, que son los megaproyectos de infraestructura, entre los que están, la activación del Plan de expansión del sistema de transporte eléctrico-PET-  y Programa de electrificación rural –PER-, el desarrollo de los anillos de interconexión eléctrica, la producción de energía a través de hidroeléctricas, geotérmicas y geotérmicas, carreteras y mega carreteras, etc.

La minería, concretamente, está muy ligada al desarrollo de los megaproyectos, dado que es un sector de los más interesados en que estos avancen. Quizá por ello estas fueron las grandes financiadoras del encuentro de empresarios inversionistas el pasado 31 de mayo, el Invest Summit Guatemala 2013, inaugurado por Otto Pérez Molina y financiado en su mayoría por Montana Exploradora, Mina San Rafael y CGN.

Estos proyectos suponen en la mayoría de ocasiones un beneficio directo para el sector empresarial, y múltiples problemáticas para los pueblos que habitan las regiones que poseen más elementos naturales, ya que a pesar del discurso de la generación de empleo, y de que son “los principales ingresos en las arcas del Estado por concepto de regalías[2]”, no se materializa en beneficios para la población.

El caso paradigmático que ejemplifica esto, es el de Rubelsanto, donde la enfermedad campas a sus anchas por la explotación petrolera, y la población no ha sentido ningún aumento de empleo[3] y mucho menos beneficio alguno de los fondos como el Fonpetrol.

Las empresas entran o entran, eso no ha cambiado, generando conflictividad en las regiones que son víctimas de las licitaciones que el gobierno otorga.

Por mucho patriotismo que sienta este mes, en el día a día, estas comunidades sufren desplazamiento forzado, eliminación de las formas de subsistencia y la constante coerción, amenaza y persecución judicial y extrajudicial, por parte del siempre desembarco transnacional en busca de las riquezas naturales de Guatemala, y gran parte del territorio de Abya yala[4].

La búsqueda del oro, parece que también es uno de los elementos que no cambian por más que pasen los siglos, y que recuerda, de quién, la patria y qué intereses defiende.

La independencia de la que el Estado y sus representantes se hacen la boca grande en estos días, fue una lavada de cara, un cambio de manos. Y haciendo honor al rigor histórico al que Kalschmitt se refiere, cabe mencionar un dato que muestra como esta fiesta de independencia es solo un poquito más de opio.

Antes de marzo de 1821, el general Gainza era Subinspector de las fuerzas en el Virreinato de Nueva España, y cuando se firmó el “Acta de independencia de Centroamérica”, simplemente pasó a ser en 1821 Jefe Político Superior de la Provincia de Guatemala. Es decir, el mismo representante del territorio para la Corona española, fue el que después de la creación del Estado, asumió la dirección de este en agosto de 1821.

Además, en el Acta mencionada queda reflejada exactamente el matiz histórico al que nos referimos “Antes de que el pueblo con sus armas los declare”, es decir, antes de que otros por sus armas lo declaren, lo declaramos nosotros, nuestro “etnos” y a quienes representamos.

 Efectivamente hay cosas que no cambian, y valdría la pena que en este mes donde parece que somos mejores ciudadanos o ciudadanas las que nos sentimos profundamente amantes del quetzal, podríamos preguntarnos cuántofacilita esto la tarea, a los que por un par de siglos han pretendido vendernos la idea de que Nuestros padres lucharon un día, encendidos en patrio ardimiento, y lograron sin choque sangriento colocarte en un trono de amor.”

Cabe decir, que el himno original de 1897, el que se inventó cuando se fundó esta patria, lo que decía realmente era “Nuestros padres lucharon un día, Encendidos en patrio ardimiento, Te arrancaron del potro sangriento Y te alzaron un trono de amor.”

Sabemos que la historia es interpretada por los vencedores y los Estado quedan representados por ellos o al menos, por sus operadores, y otros caporales de diversa índoles.

No es tan fácil pretender que nos sintamos hijos legítimos de la patria y la celebremos, cuando día a día podemos percibir que somos hijos e hijas bastados de un choque sangriento, entre pueblos, que pretende ser apantallado bajo el argumento de la no división, invisibilizando el saqueo cotidiano transnacional.

Me pregunto quién hace el saqueo, de q “etnos”, para que los padres de la patria no reaccionen ante su consigna “Si mañana tu suelo sagrado, lo amenaza invasión extranjera…”.

Y es que, por mucho que se lave la cara el quetzal o se reescriba el himno, del Que tus hijos valientes y altivos, Ven con gozo en la ruda pelea, El torrente de sangre que humea, Del acero al vibrante chocaral Pues tus hijos valientes y altivos, que veneran la paz, cual presea, nunca esquivan la ruda pelea, si defienden su tierra y su hogarhay severas diferencias entre su “etnos” y el de los pueblos.

Ya que por mucho que se le cambie la letra al himno, libre al viento tu hermosa bandera” no dejamos de recordar que se trató de Tinta en sangre tu hermosa bandera”.

Guatemala.- Urgent communication about the Slaughter in Nacahuil / Comunicado urgente ante la Masacre en Nacahuil

lunes, septiembre 9th, 2013
Mayan Kaqchikel Community San José Nacahuil in Guatemala is a community that has their own community autorities and where police presence has been innecesary. It’s the only mayan community and the bigger community of San Pedro Ayampuc. Nacahuil has been carateristic for the defense of their territory against many attacks, for example the electricity transport company TRECCSA, that the community didn’t let pass trough. Right now is part of the pacific resistance in Puya in resistance against the mining companies around the area.On September 7 2013 at 22:45 a police truck arrived at the community and started checking and controlling people at the local community food and liquor daily stores, asking for the name of the owners and demanding to speak with them, putting them against the wall and registering everybody, something that is not regularly done in the Nacahuil community. After something like 10 minutes after, armed men arrived in an unknown car, causing a shootout on the main streets of the community, with mayor attention on the local stores that where open at that time.

10 people died and 17 resulted wounded, between them 2 11-year old girls that now are safe, and other that died in the hospitals in the capital.

Curiously, the journey which the murderers used is the same as performed by the Police Patrol minutes before, so people wonder where were the police when the events occurred, or if perhaps it only created the conditions and verified that there was no armed persons to defense themselves?

We demand that the government requires the clarification of the facts and do research as working and honorable people in the community have lost their lives.
That this does not serve as a pretext to militarize the community. Since the community did not want permanent presence of the PNC (National Civil Police), that previously were and caused higher crime rate in the community.

We firmly reject the statement by the Minister of Interior in which he states that mobile is gang fight, which is totally false and premature to make statements without research elements.

We ask to the communities, national and international solidarity with the people of San Jose Kaqchikel Nacahuil by these bloody events that mourned our community.

SAN JOSE KAQCHIKEL NACAHUIL COMMUNITY,
NETWORK OF NON-VIOLENCE AGAINST WOMEN,
WOMEN INDIAN MOVEMENT TZ’UNUNIJA’,
COORDINADORA 25 DE NOVIEMBRE,
POLITIC ALLIANCE OF MESOAMERICAN WOMEN IN RESISTANCE FOR A DECENT LIFE.

***************************************************************
A la comunidad Nacional e Internacional damos a conocer la masacre ocurrida el 7 de septiembre a las 23 horas, en contra de la comunidad Kaqchikel de San José Nacahuil del municipio de San Pedro Ayampuc.San José Nacahuil, es una comunidad indígenas del pueblo Kaqchikel, tiene sus propias autoridades comunitarias, donde la presencia policial ha sido innecesaria. Es la única población maya y la comunidad más grande de San Pedr…o Ayampuc. Nacahuil se ha caracterizado por la defensa de su territorio ante las amenazas que han existido. Ejemplo de ello TRECCSA empresa de transporte de electricidad, que la comunidad no permitió su paso, actualmente es parte de la resistencia pacífica de la Puya en resistencia contra la empresa minera en el área.

El 7 de septiembre a las 22:45 horas llegó una radio patrulla a las comunidad revisando tiendas de productos diarios y de bebidas alcohólicas, preguntando el nombre de los propietarios y exigiendo hablar con ellos, pusieron contra la pared y registraron a todas las personas que se encontraban en las tiendas, esa actitud no es usual en Nacahuil. Como a los 10 minutos después, llegan hombres armados a bordo de carro no identificado, causando una balacera en las principales calles de la comunidad, con mayor atención a los negocios que estaba abierto a esa hora. Dejando un saldo de 10 personas muertas, 17 personas heridas dentro de ellas 2 niñas de 11 años de edad que ya se encuentran salvo, y otras que han fallecido en los hospitales de la capital.

Curiosamente el recorrido que hicieron los asesinos es el mismo que realizo la Patrulla minutos antes, por lo que la población se pregunta ¿dónde estaba la policía cuando se dieron los hechos, o es que acaso solo crearon las condiciones y verificar que no haya personas armadas?

Exigimos que el gobierno exija el esclarecimiento de los hechos con investigación, ya que han perdido la vida personas trabajadoras y honorables en la comunidad. Que estos hechos no sirvan de pretexto para militarizar a la comunidad. Ya que la comunidad no ha querido presencia permanente de la PNC, por que anteriormente estaban y ocasionaron mayor índice de criminalidad en la comunidad.

Rechazamos rotundamente la declaración del Ministro de Gobernación en donde afirma que el móvil es de pandillas, lo cual es totalmente falso, y prematuro hacer afirmaciones sin tener elementos de investigación.

Pedimos a las comunidades, organizaciones nacionales e internacionales su solidaridad con el pueblos Kaqchikel de San José Nacahuil por estos hechos de sangre que enluta a la comunidad.

COMUNIDAD KAQCHIKEL DE SAN JOSÉ NACAHUIL,

RED DE LA NO VIOLENCIA CONTRA LAS MUJERES,
MOVIMIENTO DE MUJERES INDIGENAS TZ´UNUNIJA´,
COORDINADORA 25 DE NOVIEMBRE,
ALIANZA POLITICA SECTOR DE MUJERES MESOAMERICANAS EN RESISTENCIA POR UNA VIDA DIGNA.

Guatemala.- Masacre en la comunidad maya kakchikel de Nacahuil, opositora a la Mina El Tambor

lunes, septiembre 9th, 2013

http://codpi.org/observatorio/184-masahttp://codpi.org/observatorio/184-masacre-en-la-comunidad-maya-kakchikel-de-nacahuil-opositora-a-la-mina-el-tamborcre-en-la-comunidad-maya-kakchikel-de-nacahuil-opositora-a-la-mina-el-tambor

 

 

GUATEMALA.- La noche del 7 de septiembre de 2013, actores armados ingresaron en la comunidad maya kakchikel de San José Nacahuil,asesinando a 11 personas e hiriendo gravemente a otras 15, entre las que se encuentran varias niñas. Según denuncia la comunidad, los hechos se produjeron tras una campaña de amedrentamiento contra los pobladores, en la que participó la Policía Nacional Civil (PNC).

La comunidad, que tiene sus propias autoridades y que desde 2005 es responsable de su seguridad interna -no había presencia policial desde entonces-, se ha caracterizado por una decidida defensa de su territorio ante las amenazas de las empresas extractivas, formando parte activa del movimiento de resistencia pacífica de La Puya contra la Mina “El Tambor”.

La resistencia de La Puya

Los habitantes de San José del Golfo y San Pedro Ayampuc se vienen organizando desde el año 2010 en un movimiento social de resistencia frente a los impactos que identifican y en base a derechos reconocidos en Guatemala. En el 2011 se inició la construcción de la Mina “El Tambor” -proyecto minero Progreso Siete Derivada- operada por la empresa norteamericana Kappes Kassiday & Asocciates KCA y la guatemalteca Exploraciones Mineras de Guatemala S.A. (EXMINGUA). Este proceso se vio paralizado por la resistencia pacífica de los pobladores de ambos municipios.

comunidad en resistencia la puya

Desde marzo de 2012, el plantón pacifico en La Puya -el nombre con el que se conoce al campamento establecido a la entrada de la mina- es el principal instrumento que el movimiento de resistencia ha desarrollado frente al proyecto de minería. Dicho plantón se inició a raíz de que un vecino impidió el paso a un camión de la minera y se le sumaron otras personas del lugar. Desde entonces, vecinos y vecinas mantienen una presencia continua en La Puya. Su lucha se ha convertido, en poco tiempo, en un caso emblemático de resistencia pacífica frente a la minería en Guatemala, logrando hasta la fecha poner en cuestión la proyección minera en el área y evitar el avance de trabajos de explotación con los que no están de acuerdo. Una gran parte de la población perteneciente a pueblos cercanos potencialmente afectados por la minería, forma parte de la resistencia.

La comunidad de San José Nacahuil ha participado desde un inicio en este movimiento, habiendo participado en distintas acciones de resistencia pacífica (recientemente, impidieron el ingreso de los vehículos de la empresa distribuidora de electricidad).

El proceso de intimidación previo y las alertas comunitarias

El movimiento de resistencia pacífica de La Puya alertó en un comunicado que desde el 31 de agosto que los activistas contra la minera estaban siendo intimidados por la PNC, comprobándose la presencia de patrullas que no son de la jurisdicción a esos municipios. Ante estos hechos, representantes del movimiento acudieron a la Procuraduría de los Derechos Humanos (PDH), y presentaron una queja al Secretario del Director de la PNC, para pedir explicaciones, sin que estas instancias pudieran justificar la presencia irregular.

Los activistas señalan que, a partir de sus experiencia de resistencia pacífica, se han podido percatar de “que acciones como éstas sirven de preámbulo para ejecución de acciones represivas en contra de la resistencia: intentos de desalojos o bien acciones intimidatorias en contra de mujeres y hombres que hacemos parte de La Puya.” En dicho comunicado denuncian que “con estas acciones, queda claro que las autoridades encargadas de la seguridad pública no tienen conciencia social y en lugar de optimizar los recursos puestos a su disposición para prevenir hechos delictivos, los están utilizando para intimidar a las comunidades que estamos en pleno uso de nuestros derechos.”

 

La masacre del 7 de septiembre de 2013

Como relata el comunicado emitido por la comunidad y por distintas organizaciones sociales, el 7 de septiembre a las 22:45 horas ingresó una patrulla policial a las comunidad, “revisando tiendas de productos diarios y de bebidas alcohólicas, preguntando el nombre de los propietarios y exigiendo hablar con ellos, pusieron contra la pared y registraron a todas las personas que se encontraban en las tiendas”, en una actitud que no es usual en Nacahuil -cabe recordar que la seguridad interna está en manos de las autoridades comunitarias, una vez decidieron expulsar a la PNC en el año 2005-. Poco tiempo después, ingresó al pueblo un grupo armado a bordo de un coche no identificado, que disparó indiscriminadamente sus armas en las principales calles de la comunidad, “con mayor atención a los negocios que estaban abierto a esa hora”. El saldo que dejaron fue de al menos 11 personas muertas, y 15 gravemente heridas, entre ellas, dos niñas.

Si bien diferentes medios de comunicación adjudicaron en las primeras horas, la masacre a un enfrenamiento de pandillas, esta versión fue tajantemente negada por las autoridades comunitarias de Nacahuil, que denuncian la manipulación de los medios, rechazaron las declaraciones del Ministerio de Gobernación y exigen que estos hechos no sirvan de pretexto para militarizar el territorio. Recuerdan también que los índices de criminalidad en la comunidad se redujeron desde que la PNC fue expulsada, en 2005.

Estos hechos se dan a pocas semanas del aniversario de la masacre de Totonicapán -4 de octubre de 2012-, en la que miembros del Ejército asesinaron a 8 activistas indígenas, y en el marco de un proceso de criminalización de los movimientos sociales y de militarización de los territorios indígenas que ha dado lugar a la declaratoria de dos estados de sitio para defender los intereses de las transnacionales.

 

Más información: